Hai tracciato un profondo solco nella vita di molti di noi e piantato semi di speranza. Sono germogliate piante ed alberi che toccano il cielo
Grazie Carlo

Hai tracciato un profondo solco nella vita di molti di noi e piantato semi di speranza. Sono germogliate piante ed alberi che toccano il cielo
Grazie Carlo

Puntata del 28 aprile 2026

Momento speciale quello della nostra cucina. un racconto di viaggio, di incontro, di cucine migranti fra Sicilia e Senegal. Sono state con noi MAREME CISSE, cuoca senegalese dell’Alleanza Slow Food e LIDIA TILOTTA, scrittrice e giornalista.La cucina italiana è fatta di tradizioni ma anche di incontri, migrazioni e dialogo. Con BARBARA NAPPINI, Presidente di Slow Food Italia, abbiamo voluto ricordare come che il vero ingrediente segreto sia l’apertura al mondo




FINOCCHIO CARAMELLATO CON CREMA DI RICOTTA
Per 4 persone2 finocchi medi2 spicchi di aglio500 g ricotta di pecora60 g filetti di alici sott’olio1 limone100 ml panna da cucina100 g burro50 ml aceto balsamico2 cucchiai di salsa di soia1 cucchiaio di zucchero di canna qb sale, pepe Procedimento
Lavate i finocchi, rimuovere le parti più dure e tagliateli a metà. Mettete in una padella il burro, l’aglio, i filetti di alici, la salsa di soia, salate, pepate e fate andare a fiamma dolce, finchè le alici saranno sciolte. Prendete una teglia, disponete i finocchi a pancia in giù, versateci sopra la salsa ottenuta e cuocete in forno statico preriscaldato a 170 gradi per circa 20 minuti. Nel frattempo, mettete la ricotta in una ciotola, unite la panna, un pizzico di sale, uno di pepe e montate con la frusta fino ad ottenere un composto omogeneo. Distribuite la crema alla ricotta nel piatto, disponetevi sopra i finocchi con la parte interna rivota verso l’alto e servite.


CARCIOFO RIPIENO DI COUS COUS E FONDUTA DI VASTEDDA DEL BELICE
Per 4 persone200 g cous cous 4 carciofi di Niscemi½ cipolla media1 mazzetto di finocchio selvatico3 limoni20 g farina di grano tenero150 g vastedda del Belice250 ml latte30 ml olio evoqb noce moscata, sale, pepe
ProcedimentoPulite i carciofi, togliendo tre giri delle bratee, dopodichè scavate l’interno e rimuovete la barba. Pelate la parte esterna del gambo, poi passate un limone su tutta la superficie. Riempite di acqua fredda una casseruola, aggiungete metà della farina, una presa di sale, il succo di limone e portate sul fuoco. A bollore immergere i carciofi e fateli cuocere per 15’. Nel frattempo, sbucciate e tagliate a brunoise l’aglio e la cipolla e fateli appassire in padella con un filo di olio a fiamma dolce. Sciacquare e asciugare il finocchietto, tritatelo e unitelo in padella, aggiustare di sale e pepe e proseguite la cottura per qualche minuto. Spegnete il fuoco, aggiungete il cous cous, unite i gambi dei carciofi, che avete separato dai cuori e tagliato a brunoise, e mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti. Riempite i cuori dei carciofi con il cous cous, avvolgete ciascuno di essi nella carta forno e cuoceteli a vapore per una decina di minuti. Nel mentre dedicatevi alla fonduta. Versate in una casseruola il latte con il resto della farina e cuocete a fuoco lento, mescolando in modo costante con una frusta. Quando il composto avrà cominciato ad addensarsi aggiungete il formaggio e rimestate ancora fino ad ottenere una crema liscia e omogenea. Prima di togliere la fonduta dal fuoco, insaporitela con sale, pepe e noce moscata. Sistemate i carciofi nei piatti, completate con qualche cucchiaiata di fonduta e servite.



Ginger Food&people è l’osteria di Mareme Cisse aperto nel 2016 nella cittadina siciliana. La sua storia decennale è raccontata anche in un libro
di Luca Martinotti, Cibo Today del 23 maggio 2026
Vi è mai capitato di guardare un’immagine del passato e, allo stesso tempo, percepire una gran voglia di futuro? Succede, a volte, riguardandosi bambini negli album di famiglia. La chiamano nostalgia proiettiva ed è un processo psicologico che può addirittura aiutare a definire l’identità dell’oggi, lasciandoci un piacevole presentimento per il domani.
La fusione tra memoria e proiezione è sempre più presente anche in cucina, dove dall’unione di pratiche e gusti tradizionali può nascere una prospettiva innovativa, sia a livello gastronomico che culturale. Ginger food&people ne è un esempio lampante. Un’osteria – premiata con il simbolo della Chiocciola dalla guida Osterie d’Italia di Slow Food – che stravolge, rielabora ed evolve il concetto di cucina e di casa, per poi unirli in maniera indissolubile. Il tutto affacciandosi su uno dei siti Unesco più suggestivi del mondo: la Valle dei Templi.

Mareme Cisse, madre di quattro figli, è una cuoca senegalese arrivata ad Agrigento nel 2004. Nel processo di integrazione in un Paese così lontano e differente dal suo, il cibo ha avuto e ha un ruolo da protagonista. Nei primi mesi, cucinare e fare la spesa erano le uniche occupazioni che riempivano le sue giornate. Ma i fornelli erano anche un rifugio dove mantenere stretto il legame con la propria terra d’origine e lenire così, con gusto e ricordi, la nostalgia. “Per noi senegalesi il cibo è essenziale. La nostra è una cucina ricca e piena di sapori differenti. La terra e il mare ci forniscono tanti ingredienti e noi sappiamo che è importante dare loro il giusto peso. Sprecare ciò che la natura ci dà lo consideriamo un peccato imperdonabile”. Anche sprecare il proprio talento è un grande peccato. Ma per mettere a frutto le proprie capacità in cucina, Mareme necessitava di imparare l’italiano e iniziare a confrontarsi con la nuova realtà anche al di fuori delle mura domestiche.

La storia di Mareme – raccontata magistralmente da Lidia Tilotta nel libro Sogni di zenzero (Slow Food Editore, 2025) – è ricca di colpi di scena. La ricerca di indipendenza l’ha portata ben presto a confrontarsi con l’abbandono del marito e, quindi, con la disperazione unita a una gran voglia di rivalsa. Per mantenere da sola quattro figli in un Paese che non sentiva suo, Mareme si è anche trovata a fare quattro lavori contemporaneamente. Ma poi la svolta. Una serie di fortunate conoscenze la porta ad incontrare Carmelo Roccaro della cooperativa Al Kharub. Fisioterapista di professione, Carmelo è una di quelle persone che, in maniera umile e senza badare troppo a sguardi giudicanti, ama aiutare gli altri. Accortosi della straordinaria vena culinaria, Carmelo chiese a Mareme di cucinare per una serata benefica della Condotta Slow Food Agrigento. E da quel momento, quasi per una naturale inerzia, Mareme non solo trovò una nuova comunità in cui essere accolta e supportata, ma iniziò a sentirsi libera di condividere il proprio sogno: un ristorante tutto suo.

“Mi stavano dando piena fiducia. E non era affatto scontato. Agrigento non era una metropoli abituata ad avere un’offerta così ampia e multiculturale. La mia non era una cucina semplice. E poi sarei stata la prima donna chef straniera e nera a guidare un ristorante” spiega a CiboToday. Non solo un locale, ma un luogo di incontro tra persone e culture. Più che una cucina etnica, Ginger people&food è il frutto di una contaminazione tra sapori e preparazioni: Senegal, Italia, ma pure Francia data l’influenza, anche culinaria, sulla sua ex colonia. Il racconto che sta dietro a ogni singolo piatto, ogni singola materia prima, rende Ginger un’osteria più che contemporanea, quasi avveniristica e vocata alla riscoperta di radici comuni.

Racconta Mareme nel libro: “Ginger è il mio quinto figlio. È il luogo in cui ho investito tutta la mia forza, le mie energie, la mia voglia di riscatto. È stato concepito, mai termine fu più azzeccato, nel 2014. Seduti sugli scalini del Lingotto a Torino, io e Carmelo decidemmo lì che il nostro ristorante sarebbe nato. Eravamo a Terra Madre, era la prima volta che ci andavo. Imparai a conoscere prodotti che oggi per me sono fondamentali, come l’olio extravergine di oliva. Mi immersi nei profumi dei formaggi e capii in quel preciso istante che cosa doveva essere la contaminazione che volevo portare nei miei piatti. Mi colpì soprattutto la fierezza di chi lì raccontava, la propria cultura e il proprio sapere”. Inaugurato nel 2016, alla presenza dell’Arcivescovo e dell’Imam di Agrigento, e catturando l’attenzione della comunità girgentana, senegalese, maghrebina e altre ancora, Ginger ha iniziato così a conquistare i palati di tutti.

In un menu a rotazione mensile, difficilmente possono mancare i cous cous: vegetariano, di mare o di Touba (con agnello prugne secche e mandorle). E poi piatti capaci di sprigionare la veracità siciliana e i colori speziati senegalesi. È il caso della pasta fresca con le sarde, curcuma, finocchietto selvatico e mandorle; del calamaro di Astou, ripieno di cous cous saporito in salsa di pomodoro buttiglieddru (Presidio Slow Food); del polpo Iohos o delle più classiche busiate con tenerumi e ricotta salata. Per non dimenticare le madeleine, dolci testimoni sia della contaminazione francese sia di un ricordo proustiano sempre ben presente in questa cucina. Ma la vera firma del locale è qualcosa che non ti aspetti. Ginger prende il nome da una bevanda – a base di succo d’ananas, limone e zenzero – che in Senegal simboleggia la festa, la comunità, i momenti di vera gioia. Un solo sorso prima del pasto è il modo migliore per iniziare questo viaggio gustativo.

Oggi, Mareme siede nel consiglio di amministrazione della cooperativa Al Kharub e aiuta lei stessa ad avviare al lavoro ragazze e ragazzi in difficoltà. E nel tempo libero organizza anche corsi per far conoscere ancora da più vicino la cucina senegalese. Una donna che, attraverso il cibo e per mezzo dei ricordi d’infanzia e della storia dell’isola che l’ha accolta, ha saputo trasformare lo spettro della discriminazione in visione costruttiva e positiva del domani. Tutto questo rappresenta di per sé una grande innovazione e, simultaneamente, la più concreta tradizione. La cucina italiana, di fatto, è sempre stata figlia di un ingente e continuo flusso di meticciato. Il suo ingresso tra i patrimoni immateriali dell’Unesco è, a tutti gli effetti, un riconoscimento a quella diversità di culture che nel tempo hanno composto – attraverso immigrazioni, emigrazioni, scambi commerciali o sana invettiva – una delle gastronomie più complesse e ricche del mondo. Va dunque dato merito a tutte quelle storie di vita che, proprio come in una ricetta, sanno mescolare la tradizione con la contemporaneità, facendo dissolvere ogni linea di demarcazione e definendo un’unica traiettoria di speranza per un futuro migliore.
Questo articolo fa parte della collaborazione tra Slow Food Italia e CiboToday. La rubrica, firmata da Luca Martinotti, vicepresidente di Slow Food Italia, propone un viaggio nella nostra penisola alla scoperta di contadini, osti, casari, artigiani che contribuiscono a far vivere cibi, tradizioni, paesaggi, con la loro cura, il loro savoir faire e la loro passione.
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La storia della chef Mareme Cisse e del suo ristorante Ginger Food&people ad Agrigento
https://www.cibotoday.it/storie/mareme-cisse-ristorante-ginger-food-people-agrigento.html
© CiboToda

Monica Ghezzi ci porta lungo la Strada degli Scrittori tra Agrigento, Porto Empedocle e Racalmuto, nei luoghi di Pirandello, Sciascia e Camilleri. Un viaggio tra letteratura, memoria e rigenerazione urbana, dalle storie degli abitanti alla Valle dei Templi, cuore simbolico di un territorio senza tempo.

17/10/2025
Racconta la ricchezza e la diversità delle cucine regionali italiane a un prezzo accessibile, nei locali consigliati e recensiti da oltre 250 collaboratori e dalla rete nazionale di Slow Food.
Di seguito tutte le osterie premiate con la Chiocciola, il massimo riconoscimento, assegnato ai locali che si distinguono in modo particolare per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con Slow Food.
Al Maniero – Issogne (AO)
Osteria dell’Arco – Alba (CN)
’L Bunet – Bergolo (CN)
Locanda dell’Olmo Bosco Marengo (AL)
Battaglino – Bra (CN)
Boccondivino – Bra (CN)
Fuorimano – Busca (CN)
Reis Cibo Libero di Montagna Busca (CN)
Il Moro – Capriata d’Orba (AL)
Cacciatori – Cartosio (AL)
Madonna della Neve – Cessole (AT)
La Torre – Cherasco (CN)
Locanda dell’Arco – Cissone (CN)
La Speranza – Farigliano (CN)
Locanda Fontanazza La Morra (CN)
Lou Pitavin – Marmora (CN)
Repubblica di Perno Monforte d’Alba (CN)
Belvedere Roero Monteu Roero (CN)
Cantina dei Cacciatori Monteu Roero (CN)
Da Vittorio – Nucetto (CN)
Corona di Ferro – Saluzzo (CN)
Osteria della Pace – Sambuco (CN)
Del Belbo da Bardon San Marzano Oliveto (AT)
La Coccinella Serravalle Langhe (CN)
Impero – Sizzano (NO)
Antiche Sere – Torino
Consorzio – Torino
Scannabue – Torino
Osteria dell’Unione – Treiso (CN)
Locanda del Falco – Valdieri (CN)
Cian de Bià – Badalucco (IM)
Mse Tutta – Calizzano (SV)
Caccia C’a Bugge Campo Ligure (GE)
A Viassa – Dolceacqua (IM)
Raieü – Lavagna (GE)
Ligagin – Lumarzo (GE)
Baccicin du Caru – Mele (GE)
La Brinca – Ne (GE)
U Giancu – Rapallo (GE)
Visconti – Ambivere (BG)
Le Frise – Artogne (BS)
La Piana – Carate Brianza (MB)
Stazione – Castel d’Ario (MN)
Hostaria Viola Castiglione delle Stiviere (MN)
Tamì – Collio (BS)
Finil del Pret – Comezzano-Cizzago (BS)
Ristorobie – Cusio (BG)
Da Sapì – Esine (BS)
Antica Trattoria del Gallo – Gaggiano (MI)
Antica Trattoria Piè del Dos – Gussago (BS)
Trattoria delle Miniere – Lenna (BG)
Al Resù – Lozio (BS)
Sali e Tabacchi – Mandello del Lario (LC)
Trattoria del Nuovo Macello – Milano
Trattoria Masuelli San Marco – Milano
Prato Gaio – Montecalvo Versiggia (PV)
Guallina – Mortara (PV)
Trattoria dell’Alba – Piadena Drizzona (CR)
Osteria del Miglio 2.10 – Pieve San Giacomo (CR)
Polisena l’Altro Agriturismo – Pontida (BG)
Via Vai – Ripalta Cremasca (CR)
Osteria del Campanile – Torrazza Coste (PV)
Maso Palù – Brentonico (TN)
Maso Santa Romina – Canal San Bovo (TN)
Locanda delle Tre Chiavi – Isera (TN)
Boivin – Levico Terme (TN)
Lusernarhof – Luserna (TN)
Osteria Storica Morelli – Pergine Valsugana (TN)
Nerina – Romeno (TN)
Ciasa dò Parè – Soraga (TN)
Kürbishof – Anterivo-Altrei (BZ)
Oberraut – Brunico-Bruneck (BZ)
Drumlerhof – Campo Tures-Sand in Taufers (BZ)
Alter Fausthof – Fiè allo Sciliar-Voels am Schlern (BZ)
Pitzock – Funes-Villnöss (BZ)
Lerchner’s in Runggen – San Lorenzo di Sebato (BZ)
Lamm Mitterwirt – San Martino in Passiria-Sankt Martin in Passeier (BZ)
Waldruhe – Sesto-Sexten (BZ)
Durnwald – Valle di Casies-Gsies (BZ)
Laita La Contrada del Gusto – Altissimo (VI)
Zamboni – Arcugnano (VI)
Alle Codole – Canale d’Agordo (BL)
Pironetomosca – Castelfranco Veneto (TV)
La Muda di San Boldo – Cison di Valmarino (TV)
Enoteca della Valpolicella – Fumane (VR)
La Capr’Allegra – Gallio (VI)
Locanda Aurilia – Loreggia (PD)
Al Ponte – Lusia (RO)
Madonnetta – Marostica (VI)
Il Sogno – Mirano (VE)
Da Paeto – Pianiga (VE)
Arcadia – Porto Tolle (RO)
Al Forno – Refrontolo (TV)
Da Giovanni – San Donà di Piave (VE)
Antica Trattoria al Bosco – Saonara (PD)
Ljetzan – Selva di Progno (VR)
San Siro – Seren del Grappa (BL)
Da Doro – Solagna (VI)
La Pergola – Trevenzuolo (VR)
Isetta – Val Liona (VI)
Osteria Bertoliana – Vicenza
Il Capriolino – Vodo di Cadore (BL)
Borgo Poscolle – Cavazzo Carnico (UD)
Rosenbar – Gorizia
La Stella – Meduno (PN)
Ivana & Secondo – Pinzano al Tagliamento (PN)
Allo Storione – Prata di Pordenone (PN)
Devetak – Savogna d’Isonzo-Sovodnje ob Soci (GO)
Da Alvise – Sutrio (UD)
Antica Trattoria Menarosti – Trieste
L’Approdo – Trieste
Antica Trattoria Suban – Trieste
Stella d’Oro – Verzegnis (UD)
Trattoria di Via Serra – Bologna
La Lanterna di Diogene – Bomporto (MO)
Campanini – Busseto (PR)
Locanda Mariella – Calestano (PR)
Badessa – Casalgrande (RE)
Da Faccini – Castell’Arquato (PC)
La Baita – Faenza (RA)
Da Noemi – Ferrara
Entrà – Finale Emilia (MO)
La Campanara – Galeata (FC)
Antica Locanda del Falco – Gazzola (PC)
La Vecchia Scuola – Montese (MO)
Antica Trattoria Cattivelli – Monticelli d’Ongina (PC)
Osteria di Rubbiara – Nonantola (MO)
Ostreria Pavesi – Podenzano (PC)
Arrogant Pub – Reggio nell’Emilia
Caffè Grande – Rivergaro (PC)
Osteria dei Frati – Roncofreddo (FC)
Ossteria! – Savignano sul Rubicone (FC)
Amerigo dal 1934 – Valsamoggia (BO)
La Zaira – Valsamoggia (BO)
Trattoria del Borgo – Valsamoggia (BO)
Il Cantacucco – Zocca (MO)
La Roverella – Zola Predosa (BO)
Il Nonno Cianco – Abetone Cutigliano (PT)
Il Cappello di Paglia – Anghiari (AR)
Da Alberto – Barberino di Mugello (FI)
Il Tirabusciò – Bibbiena (AR)
La Taverna di Vagliagli – Castelnuovo Berardenga (SI)
Il Grillo è Buoncantore – Chiusi (SI)
La Solita Zuppa – Chiusi (SI)
Tenuta di Paganico – Civitella Paganico (GR)
Bel Mi’ Colle – Colle di Val d’Elsa (SI)
Osteria del Teatro – Cortona (AR)
Enoteca Spontanea – Firenze
Leonardo Torrini – Firenze
Osteria dell’Enoteca – Firenze
La Burlanda – Fosdinovo (MS)
Oste Scuro – Grosseto
Azzighe-Osteria a Metà – Livorno
Casa e Ciliegie – Loro Ciuffenna (AR)
Il Mecenate – Lucca
Locanda Agricola Posapiano – Montecarlo (LU)
La Ciottolona – Montieri (GR)
Il Libridinoso – Murlo (SI)
L’Oste Dispensa – Orbetello (GR)
Peposo – Pietrasanta (LU)
La Bottegaia – Pistoia
La Tana degli Orsi – Pratovecchio Stia (AR)
Antico Ristoro Le Colombaie – San Miniato (PI)
I’ Ciocio – Suvereto (LI)
Il Conte Matto – Trequanda (SI)
Buonumore – Viareggio (LU)
Antica Porta di Levante – Vicchio (FI)
Osteria dello Sportello – Arrone (TR)
L’Acquario – Castiglione del Lago (PG)
La Miniera di Galparino – Città di Castello (PG)
Tipico Osteria dei Sensi – Montone (PG)
La Palomba – Orvieto (TR)
I Birbi – Perugia
Stella – Perugia
La Cantina di Spello – Spello (PG)
Il Capanno – Spoleto (PG)
Lillero – Terni
Sot’aj Archi – Ancona
Osteria del Castello – Arquata del Tronto (AP)
Agra Mater – Colmurano (MC)
Osteria San Biagio – Fabriano (AN)
Da Maria – Fano (PU)
El Mascaron – Fermignano (PU)
Salicornia – Pesaro
Da Rita – San Benedetto del Tronto (AP)
Mercato Trattoria Pop – Senigallia (AN)
Vino e Cibo – Senigallia (AN)
Nu’ Trattoria Italiana dal 1960 – Acuto (FR)
Iotto – Campagnano di Roma (RM)
Lo Stuzzichino – Campodimele (LT)
Il Calice e la Stella – Canepina (VT)
Trattoria del Cimino – Caprarola (VT)
Locanda del Ditirambo – Castro dei Volsci (FR)
La Piazzetta del Sole – Farnese (VT)
Na Fojetta – Frascati (RM)
Sora Maria e Arcangelo – Olevano Romano (RM)
Osteria del Vicolo Fatato – Piglio (FR)
Da Armando al Pantheon – Roma
Da Cesare – Roma
Da Cesare al Pellegrino – Roma
Grappolo d’Oro – Roma
Menabò Vino e Cucina – Roma
Pennestri – Roma
Pro Loco Centocelle – Roma
Lievito – Roma
SantoPalato – Roma
Trecca-Roma – Roma
Buccia – Sabaudia (LT)
Li Somari Trattoria Fuori Porta – Tivoli (RM)
Il Casaletto – Viterbo
PerVoglia – Castellalto (TE)
Zenobi – Colonnella (TE)
La Grotta dei Raselli – Guardiagrele (CH)
Bracevia-A Tutta Pecora – Francavilla al Mare (CH)
Perilli – Castilenti (TE)
La Bilancia – Loreto Aprutino (PE)
Taverna de li Caldora – Pacentro (AQ)
Taverna 58 – Pescara
Font’Artana – Picciano (PE)
Bacucco d’Oro – Pineto (TE)
Vecchia Marina – Roseto degli Abruzzi (TE)
La Corte – Spoltore (PE)
Clemente – Sulmona (AQ)
Terra di Ea – Tortoreto (TE)
La Grotta da Concetta – Campobasso (CB)
Le Macare – Alezio (LE)
Antichi Sapori – Andria
PerBacco – Bari
Antica Osteria La Sciabica – Brindisi
Casale Ferrovia – Carovigno (BR)
Cibus – Ceglie Messapica (BR)
U Vulesce – Cerignola (FG)
La Bottega dell’Allegria – Corato (BA)
La Cuccagna – Crispiano (TA)
Piccola Osteria Km Zero – Foggia
Terra Arsa – Foggia
La Luna nel Pozzo – Grottaglie (TA)
Le Zie-Cucina Casareccia – Lecce
Riontino dal 1964 – Margherita di Savoia (BT)
La Locanda del Maniscalco – Mattinata (FG)
Masseria Barbera – Minervino Murge (BT)
L’Antica Locanda – Noci (BA)
Peppe Zullo – Orsara di Puglia (FG)
La Piazza – Poggiardo (LE)
Botteghe Antiche – Putignano (BA)
La Fossa del Grano – San Severo (FG)
La Locanda di Nonna Mena – San Vito dei Normanni (BR)
XFood – San Vito dei Normanni (BR)
Ristò dei Fratelli Pesce – Taranto
Taverna del Porto – Tricase (LE)
La Pignata – Ariano Irpino (AV)
Valleverde Zi’ Pasqualina – Atripalda (AV)
A Luna Rossa – Bellona (CE)
La Corte dei Filangieri – Candida (AV)
Tre Sorelle – Casal Velino (SA)
Gli Scacchi – Caserta
Viva lo Re – Ercolano (NA)
Fontana Madonna – Frigento (AV)
La Pergola – Gesualdo (AV)
Fenesta Verde – Giugliano in Campania (NA)
La Marchesella – Giugliano in Campania (NA)
Il Focolare – Isola d’Ischia (NA)
La Torre – Massa Lubrense (NA)
Lo Stuzzichino – Massa Lubrense (NA)
Antica Trattoria Di Pietro – Melito Irpino (AV)
I Santi – Mercogliano (AV)
Esperia Osteria Flegrea – Monte di Procida (NA)
Da Donato – Napoli
La Chitarra – Napoli
Pepe in Grani – Caiazzo (CE)
La Pietra Azzurra – Caselle in Pittari (SA)
I Masanielli – Caserta
La Notizia – Napoli
Francesco e Salvatore Salvo – San Giorgio a Cremano (NA)
Taverna a Santa Chiara – Napoli
O’ Ca Bistrò – Nocera Inferiore (SA)
Famiglia Principe 1968 – Nocera Superiore (SA)
Osteria del Gallo e della Volpe – Ospedaletto d’Alpinolo (AV)
Perbacco – Pisciotta (SA)
Abraxas – Pozzuoli (NA)
La Ripa – Rocca San Felice (AV)
La Locanda della Luna – San Giorgio del Sannio (BN)
’E Curti – Sant’Anastasia (NA)
’O Romano – Sarno (SA)
Osteria dei Briganti – Scampitella (AV)
La Lanterna – Somma Vesuviana (NA)
Hosteria Le Gourmet – Sperone (AV)
Da Addolorata – Torre Orsaia (SA)
La Piazzetta – Valle dell’Angelo (SA)
Gagliardi – Avigliano (PZ)
Al becco della Civetta – Castelmezzano (PZ)
Nonna Vera – Latronico (PZ)
Da Peppe – Rotonda (PZ)
Pecora Nera – Albi (CZ)
Il Tipico Calabrese – Cardeto (RC)
Da Talarico Salvatore – Catanzaro
A Casalura – Cirò Marina (KR)
Le Muraglie – Conflenti (CZ)
La Taverna dei Briganti – Cotronei (KR)
Il Ritrovo dei Picari – Grotteria (RC)
Costantino – Maida (CZ)
La Collinetta – Martone (RC)
Calabrialcubo – Nocera Terinese (CZ)
La Rondinella – Scalea (CS)
Il Vecchio Castagno – Serrastretta (CZ)
U Ricriju – Siderno (RC)
Zio Salvatore – Siderno (RC)

Ginger People&Food – Agrigento
Nangalarruni – Castelbuono (PA)
Mé Cumpari Turiddu – Catania
Le Macine – Isole Eolie (ME)
Oasi Osteria del Mare – Licata (AG)
Casa & Putia – Messina
4 Archi – Milo (CT)
Andrea – Palazzolo Acreide (SR)
Lo Scrigno dei Sapori – Palazzolo Acreide (SR)
Trattoria del Gallo – Palazzolo Acreide (SR)
Corona Trattoria – Palermo
Arrhais – Pollina (PA)
Fattoria Borrello-Osteria del Maiale Nero – Raccuja (ME)
Cucina e Vino – Ragusa
San Giorgio e il Drago – Randazzo (CT)
U Sulicce’nti – Rosolini (SR)
Fratelli Borrello – Sinagra (ME)
Latteria Mamma Iabica – Siracusa
Cantina Siciliana – Trapani
Caupona Taverna di Sicilia – Trapani
ChiaroScuro – Cagliari
Transumanza – Cagliari
Da Andrea al Cavallera – Carloforte (SU)
Su Recreu – Ittiri (SS)
Abbamele – Mamoiada (NU)
Il Rifugio – Nuoro
Letizia – Nuxis (SU)
Ada – San Sperate (SU)
Il Vecchio Mulino – Sassari
La Rosa dei Venti – Sennariolo (OR)

Ha scelto Agrigento come casa e ha trasformato i sapori del Senegal nella nuova casa dei siciliani. Due motivi sufficienti per non chiamare la sua cucina “etnica”: è sua e basta.
Di Fabrizia Mirabella Pubblicato: 02/10/2025
https://www.marieclaire.it/food/a66025241/mareme-la-chef-senegalese-in-sicilia/

Qui ci prendiamo il nostro tempo, ci educhiamo, ci curiamo, ci parliamo, ci assicuriamo che l’altro stia bene, o ci confidiamo se siamo noi a stare male. Eppure non mastichiamo quasi mai. Trituriamo, non assaporiamo. Abbiamo sempre troppa fretta di finire e passare al piatto, o al discorso, dopo. Impegnati a recitare qualche monologo sulle nostre vite. È convinta di questo Mareme Cisse, chef senegalese che ha fatto di Agrigento la sua casa, facendo dei sapori del Senegal la nuova casa dei siciliani. Da quando nel 2004 ha lasciato il suo Paese d’origine per seguire un amore che non la meritava, Mareme ha perseguito la cultura della lentezza in un Paese dove di lenta ormai non c’è più nemmeno la cottura.

“Il cibo è umanità”, non c’è niente di ingenuo in questa frase, checché ne pensi chi si è disabituato alla condivisione. Non (solo) dei piatti ma delle culture. “Il cibo è un atto politico”, e in questa frase risuonano tutte le vite dei migranti che provano a (ri)trovare un posto nel mondo. Ci sono 288 pagine di riscatto, tenacia, futuro che profuma di speranza sotto forma di spezie e ricotta salata in Sogni di zenzero (Slow Food Editore), il libro scritto a quattro mani da Mareme Cisse e la giornalista Lidia Tilotta. Una delle poche — ma che si spera diventino tantissime — storie di emancipazione patriarcale e indipendenza economica femminile, ritmate da ricette fra la Trinacria e l’Africa.

Scritto per sradicare i pregiudizi su un popolo che sradica le proprie radici ogni giorno, alla ricerca di un terreno migliore dove far attecchire le proprie e quelle della propria famiglia, «il libro vuole dimostrare alle donne come me che se vuoi puoi arrivare ovunque. E che la vita può essere difficile, ma devi avere fiducia negli altri per andare avanti. E tutti noi dobbiamo credere in questo, da soli non si va da nessuna parte, se siamo una squadra andiamo ovunque».

Le braccia aperte di Mareme sono contagiose, così tanto da indurre una cooperativa sociale agrigentina a trasformare la tavola della sala da pranzo di casa sua in un ristorante. «Cucino da quando avevo 9 anni, lavoravo nella locanda dei miei zii a Dakar dopo la scuola. Aver imparato un mestiere mi ha salvato quando sono arrivata in Italia a 23 anni con il mio bimbo appena nato. Ero una delle molte donne sposate per corrispondenza che vedono crollare il proprio matrimonio una volta che i chilometri di distanza si azzerano. Sono diventata grande in fretta, funziona così se rimani da sola, per giunta in una città che non conosci. Mi sentivo un seme piccolissimo, nascosto fra la terra, oggi sono un albero, le mie foglie sono forti e verdi» racconta Mareme con un accento tutto suo, un po’ siciliano, un po’ senegalese. Come i piatti che compongono il suo menu. «All’inizio cucinavo per la comunità africana di Agrigento, la mattina lavoravo al mercato e il pomeriggio preparavo la cena. Poi si è sparsa la voce e hanno iniziato a venire anche i siciliani. Anche quelli che dicevano che il cibo africano non è all’altezza della cucina italiana, che era troppo piccante, “strano” o di scarsa qualità. Poi mi ha contattato la cooperativa Al Kharub (che, tra le altre cose, si occupa di inclusione sociale e integrazione professionale per i soggetti fragili nel territorio siciliano, ndr) per darmi l’opportunità di aprire Ginger, il mio ristorante.

«La cucina è una storia, è una biblioteca, tutto può avere una risposta nella cucina. Anche le tisane». Non ha etichette “africana” o “siciliana”, «faccio la cucina di Mareme, con tutte le mie esperienze e mix di culture». Così la ricotta salata vola a Dakar e gli stufati senegalesi si arricchiscono di melanzane fritte e caciocavallo ragusano. «In Senegal non ci sono i carciofi o l’olio d’oliva, le pesche o i tenerumi, questi ingredienti li ho conosciuti qua in Italia, mi hanno aperto un mondo, sono la mia nuova cultura».
La nostalgia di casa (d’origine) però c’è, e ci sarà sempre. E si prova a lenire con un piatto, il Soup Yell a base di piede di vitello, cipollotto e una pioggia di odori e spezie. «Si prepara alle donne prima o dopo il parto, o appena svegli se ci aspetta una giornata pesante, è una dimostrazione di dedizione verso l’altro, anche perché ci vogliono tre ore per cucinarlo».
Oggi Mareme ha 44 anni, un giorno tornerà a Dakar per aprire un ristorante, confida, per raccontare nuove storie — stavolta in dialetto siciliano — e ispirare altre donne come lei. «Se hai riempito il tuo bagaglio viaggiando, a un certo punto devi posare le valigie per terra, e aprire quel bagaglio a casa tua».

Un’osteria non è solo un luogo dove si mangia ad un buon rapporto qualità-prezzo: è soprattutto un avamposto della cultura del cibo tradizionale, delle materie prime, della filiera corta (almeno, lo è nell’accezione di Slow Food)

Le Osterie Slow Food compiono 35 anni: almeno, li compie la Guida che dal 1990 recensisce le migliori Osterie d’Italia. Non solo le più buone, non solo le più veraci, ma soprattutto quelle che da sempre seguono i principi dell’associazione del cibo Buono, Pulito e Giusto fondata da Carlin Petrini. Piccole realtà familiari che per tradizione si approvvigionano da contadini locali, lavorando sul chilometro zero da prima che si chiamasse così. Ma anche osterie moderne e contemporanee, che hanno imparato quell’approccio alla qualità, al rispetto delle materie prime e dei cicli della natura e lo riportano nel piatto. Cucina territoriale, selezione degli ingredienti e accoglienza genuina: sono questi i parametri che fanno delle Osterie d’Italia di Slow Food dei luoghi che vale la pena visitare. E in effetti, sono sempre di più, tanto che quest’anno i locali segnalati in tutto il Paese arrivano alla ragguardevole cifra di 1917.
Accanto alle osterie, ai ristoranti, alle enoteche con cucina e agli agriturismi, c’è nell’edizione 2025 anche una novità. Quest’anno infatti si è voluta inaugurare una sezione chiamata Locali Quotidiani, che raggruppa tutte quelle tipologie ristorative alternative come pastifici, pub, enoteche e gastronomie le cui caratteristiche – in primis l’attenzione e l’aderenza al territorio, la selezione di materie prime e un particolare stile di accoglienza attento alla convivialità – rientrano a tutti gli effetti nell’idea di osteria così come raccontata da Osterie d’Italia. 134 nuovi indirizzi che vanno quest’anno a sommarsi a tutte le altre novità, facendo lievitare a 460 i nuovi ingressi, a testimonianza di un settore che continua a crescere e rinnovarsi.
Dei 1917 locali segnalati nella guida, sono 324 i locali premiati con il massimo riconoscimento della Chiocciola. Moltissime si trovano in Piemonte, la regione con il maggior numero di osterie segnalate (178), seguita da Campania (172) e Toscana (164).
Prosegue inoltre la segnalazione di quelle realtà gastronomiche regionali uniche raccolte negli inserti, che si individuano facilmente nella Guida grazie alle pagine rosa in cui sono raccolte, al termine di ogni sezione regionale: accanto alle piadinerie romagnole, i fornelli pugliesi, i farinotti liguri e tanti altri, nella trentacinquesima edizione fa il suo ingresso l’inserto delle migliori pizze al padellino a Torino.
«Il futuro è anche qui, in osteria, dove ostesse, osti, cuoche e cuochi e il preziosissimo personale di sala esprimono non solo un’altra idea di ristorazione, ma di mondo», commenta Barbara Nappini, presidente di Slow Food. «Un’idea di mondo in cui si governa il cambiamento nel quotidiano con le scelte su approvvigionamento, stagionalità, filiera corta, su una ricerca in cucina non leziosa, sulle condizioni di lavoro dei collaboratori, sul modo di accogliere e far sentire gli ospiti a casa. Così come anche adottando pratiche che riducono lo spreco, rifiutano l’usa e getta, valorizzano gli scarti e i cibi cosiddetti umili. Scelte che educano a tavola e in cucina. Ci dimostrano orgogliosamente, ogni giorno, che il convivio è bellezza. E dove c’è bellezza si vive meglio».
Ecco dieci osterie, tra tutte quelle raccolte quest’anno da Slow Food, che anche noi ci sentiamo di segnalare in giro per l’Italia.
Il termine Osteria forse non rende esattamente il grande lavoro che sta facendo Juri Chiotti nel suo Reis Cibo Libero di Montagna, un luogo dove ha ritrovato, per sé e per i suoi clienti, il contatto vero con la natura, con i suoi ritmi, con i suoi prodotti, e perfino con una cucina ancestrale fatta di fuoco, legno, pietra. Un’esperienza culturale e (davvero) rivoluzionaria.
Un’osteria di quartiere, moderna nella proposta ma antica nella filosofia: qui si va lentamente, tra letture e cibo, cultura e vini naturali, riflessioni e tè. Per la guida Osterie d’Italia vince il premio Novità dell’anno 2025.
Una trattoria vecchio stile, rimasta quasi identica a centocinquant’anni fa, quando venne fondata. Da allora, è uno dei rifugi dei Milanesi in gita fuori porta, che qui trovano la cucina della tradizione lombarda: carni, risotti, il pollo alla diavola, la càsoeûla, il cotechino nostrano con le lenticchie.

Un bel progetto non solo gastronomico: questo ristorantino è infatti portato avanti dalla cooperativa sociale Al Kharub, il cui obiettivo è quello di creare inserimento lavorativo per persone con svantaggio sociale tra cui persone con disabilità, migranti e rifugiati. Anche il concept del menu è bello e originale, e punta alla riscoperta delle radici comuni tra la cucina siciliana e quella africana.
Duccio Frullani è lo chef che ha preso in mano le redini di questo ristorante di famiglia in un borgo medievale della Maremma toscana: qui si mangia una cucina creativa ma fortemente radicata al territorio, nei prodotti come nell’ispirazione.
La storia di come quest’osteria marchigiana si sia rimessa in piedi dopo essere stata gravemente danneggiata nel terremoto del 2016 è solo uno dei motivi che spinge ad andarla a visitare. Gli altri sono prodotti del territorio, pasta fatta in casa e una cucina di tradizione verace e buona.
New entry di quest’anno, Scannabue è uno dei ristorantini di cucina piemontese più noti e apprezzati di Torino. Accoglienza perfetta, atmosfera piacevole, un menu che comprende tutti i grandi classici del territorio (perfino alcuni quasi introvabili, come la finanziera) e una carta dei vini memorabile.
Un locale di cucina napoletana vera, quella più povera e contadina, con una grande attenzione ai piccoli produttori locali per il reperimento delle materie prime. Leggendaria la loro Zuppa tradizionale di fagioli e scarole con fagiolo dente di morto, premiata da Osterie d’Italia come piatto dell’anno.
Tanto prodotto (i salumi artigianali con la focaccia al forno sono un antipasto imperdibile), tantissima tradizione emiliana, soprattutto nei passatelli e tortellini in brodo di cappone e manzo. Da manuale.
Si definisce una «trattoria popolare» Menabò vino e cucina, e lo è nello spirito con cui affronta le cose ma anche nel modo in cui interloquisce con i suoi fornitori, cercando di rimettere la materia prima al centro. Cucina curata e golosa, e carta vini super interessante.
di Valentina Dirindin 15 ottobre 2024

Gran finale, per la presentazione della Guida delle Osterie d’Italia, con un evento da Eataly a Milano.
Una cena a sei mani con tre cuochi di Osterie d’Italia chiocciolate, organizzata con Slow Food Editore , in particolare con Piccola Osteria Tera ( Sogliano al Rubicone,FC) La Brinca ( Ne, GE) Ginger – people&food ( Agrigento).
Nella patria del risotto, la nostra Mareme Cisse ha proposto propone un Risotto con Vastedda del Belice al basilico e sentore di limone e aglio rosso di Nubia per 110 persone
Milano 14 ottobre 2024



Anche quest’anno….la Chioccola delle Osterie d’Italia di Slow Food Editore, la Guida gastronomica più venduta in Italia, confermata.
Questo riconoscimento, ottenuto per il terzo anno consecutivo, individua le realtà ristorative che meglio incarnano la filosofia di Slow Food sul territorio
Quest’anno la motivazione riportata in guida dice ” Familiarità, accoglienza e ricerca della qualità in ogni dettaglio rendono Ginger un locale unico“
La presentazione della Guida con la consegna delle chiocciole si è svolta a Milano, nel Piccolo Teatro Streheler, con 1917 locali in Guida di cui 324 chiocciole in tutto il territorio nazionale
Milano, 14 ottobre 2024






Su “essen&trinken”, rivista tedesca di gastronomia, con un reportage sui sapori tradizionali e d’avanguardia nell’agrigentino di Annette Rubesamen e foto di Frank Bauer, si presenta il territorio agrigentino e le sue sfaccettature gastronomiche. Uno spazio è dedicato al concetto della ricchezza e unicità della cucina siciliana, frutto di una costante evoluzione determinata dal confronto e dalla sovrapposizione di culture differenti. Un’ evoluzione che non si è mai fermata e che continua anche oggi, con i saperi di chi arriva da lontano e si stabilisce nell’isola, portando con se un bagaglio di saperi e di sapori.
Il lavoro che stiamo portando avanti con il Progetto “Ginger”, in fondo, rappresenta proprio questo, un viaggio verso una nuova cucina, che si arricchisce di nuovi che guarda alla tradizione e con i piedi ben piantati nel territorio